Oggi, mercoledì 26 giugno, alle ore 19 presso il Molo di Sant’Antonio a Bari, Claire Bosi presenta il processo di ricerca portato avanti durante la sua residenza a Bari a partire dal 13 giugno.

L’indagine si è sviluppata lungo tre linee di lavoro: il mare e il lavoro connesso alla dimensione marina, visto attraverso lo sguardo dei pescatori sopravvissuti ai cambiamenti economici e legislativi; la trasmissione della memoria affidata ai canti e ai racconti popolari; l’architettura e la dismissione.

L’artista ha dunque operato all’interno di un vasto terreno, costruendo una rete di relazioni con/tra pescatori, architetti, musicisti e ricercatori locali, ponendosi così come un ponte tra sfere di vita e di lavoro diverse.

Claire ha cercato di superare l’inaccessibilità dei luoghi così come della memoria, sovvertendo il binomio soggetto/oggetto e aprendo canali di relazione tra ricerca e sapere popolare, facendo del canto popolare un’esperienza collettiva.

Un’archeologia della memoria personale che diviene collettiva tramite la sua archiviazione effettuata durante la ricerca. Riprende vita attraverso i processi di riattivazione di questa memoria condivisa con 41°08’24’’ latitudine Nord // 16°50’49’’ longitudine Est .

L’elemento di condivisione si concretizzerà tramite l’esperienza che sarà proposta il 26 luglio prossimo durante l’installazione del lavoro dell’artista al Faro di San Cataldo, e trasmessa poi su scala più estesa tramite i podcast di Radio Materiality ascoltabili sul sito di Vessel.

Alla fine della presentazione dell’artista, seguirà un momento di convivio con i pescatori del Molo di Sant’Antonio.

Il Molo è il luogo dove sono ubicati  i casotti che offrono ricovero agli attrezzi usati dai pescatori; qui si ritrovano tornando dal mare, per stare assieme, per riparare le reti, per raccontarsi delle storie.

Grazie alla loro ospitalità, sarà possibile condividere questo momento con la comunità dei pescatori.

41°08’24’’ latitudine Nord // 16°50’49’’ longitudine Est 

Non ti parrà soltanto un sogno che si dipana, un viaggio quasi intemporale, il penetrare all’improvviso nella vita segreta di codesta  spropositata torre sgrigiolante, dalla cupola rifrangente di cristalli; ma una vera scoperta, la conoscenza di questo nuovissimo e fiammante quartiere nella penisoletta di San Cataldo (41°08’24’’ di latitudine Nord e 16°50’49’’ di longitudine Est)

Ottica di prim’ordine: portata luminosa di 21 miglia e mezzo, avvistato dalle navi appenea spuntano dal capo di Santa Maria di Leuca. Faro di rotta, a luce bianca, a sei raggi circolari di quaranta secondi l’uno, che sciabolano nel buio il retroterra e il mare.

Chiunque riesce ad arrivare lassù dinnanzi a quella visione dimenticata il fiato grosso e racconterà mirabilia.  Paesaggio entusiasmante, come in un nido di aquile. Quello che si era visto salendo, dalle sedici feritoie, si allarga all’infinito. Nonostante le raffiche gelate, lo spirito si abbandona a rosee chimere.

Si sovrasta l’hinterland terrestre, si contano i paesini, si rintracciano i nastri stradali; signoreggiando natura e umanità, terra e mare, ai quattro punti cardinali.

Lassù, splendori coloristici e giochi di caleidoscopio

Solitudine estatica, in cui il silenzio è cosi alto e lieve, che la memoria s’inabissa.

(documento anonimo, Archivio del Faro di San Cataldo, Bari, Italia)

Ricerco nel mare, nel vento,

nelle pieghe di questa città di storia stratificata

Nelle persone depositarie di memoria

Una trasmissione di cui divengo custode

La voce nella sospensione del Faro

Affinché possa tornare all’acqua

E giungere nei suoi abissi

Per poi riemergere a noi,

al ritmo delle onde.

(Claire Bosi)

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